MISTERO DELL’APPARENTE dimensioni sacre e tribali – Intervista

Galleria Studio Vetusta in collaborazione con Emanuela Fiorani

 presentano

MISTERO DELL’APPARENTE

dimensioni sacre e tribali

mostra personale di

FERNANDA VERÒN

a cura di Giovanni Cervi

inaugurazione in occasione del festivalfilosofia

 venerdì 12 settembre 20014 h19:00

alla presenza dell’artista

Nella mostra alla Galleria Studio Vetusta per il festivafilosofia, Fernanda Veròn presenta lavori editi ed inediti che ben rappresentano il suo percorso artistico, sentiero incentrato sullo scavare nel profondo della memoria collettiva alla ricerca di una dimensione ancestrale quasi perduta. Nello specifico vedremo estratti delle serie “Aker” e l’inedita “Ancestor”. Da sempre ruolo dell’artista è percepire i cambiamenti delle età a loro contemporanee, interpretarli e tradurli in immagini: mai come ora vediamo sparsi per il globo artisti che ricercano conoscenze perdute, l’istinto sopito e una profonda spiritualità contrapposta agli ultimi decenni invasi dal consumismo. Il risultato estetico è una sorta di primitivismo, mitigato da più di 2000 anni di ricerca della bellezza che ha ossessionato l’umanità. Sic transit gloria mundi.

Fernanda ben si inserisce in questo filone artistico antropologico ed estetico, da anni cerca di trasformare il suo immaginario, ricco di riferimenti tribali ed alchemici, in icone attraverso il suo ricercato lavoro sui materiali in pre e post produzione (spazia dal costruire feticci e maschere all’elaborare la stampa con infusione di cera fino alla costruzione delle cornici).

Lavoro raffinato seppur viscerale, che difficilmente lascia indifferenti.

 Intervista

Fernanda Veròn, dall’Argentina a Roma, racconta come è andata.

L’Argentina è l‘Europa dell’America del Sud, il legame tra le due terre è nei geni e la cultura è simile. Non è stato difficile capire che Roma poteva essere il luogo di culto per eccellenza e che mi avrebbe portato a indagare, con maggior facilità, le ricerche artistiche. Essendo bilingue è stato immediato poter fare molte letture e conoscere da vicino l’arte che da secoli persiste impietrita nel tempo. Come culla dell’arte e della storia però, sento che ora questo luogo può “implodere” su se stesso. A breve è giunto il richiamo di un altro lungo viaggio, verso la natura più selvaggia e il contatto con alcuni uomini, dotati di una saggezza ancora più ancestrale.

Raccontaci di questi uomini.

Questi uomini, come ad esempio i Quapaqkuna, hanno conservato il loro sapere, tramandando la loro pura saggezza dalle origini della loro civiltà, sino ai tempi ancora prima del diluvio universale. Si trovano nel Sud America, nelle zone più alte delle montagne, e nella foresta o in luoghi segreti e sotterranei. Al loro sapere non tutti possono accedere, preservano la conoscenza solo per alcuni iniziati. Da pochi anni hanno ritenuto che alcuni di questi misteri possano essere svelati, come ad esempio la guarigione attraverso l’acqua o il canto di alcune piante. Non è un caso che, da pochi anni, la linea energetica (“la relazione tra le montagne dell’Himalaya e quella delle Ande è perché tra queste due catene montuose, la terra è attraversata da un raggio violetto, il raggio della spiritualità… questo raggio ora entra dalle Ande ed esce dall’Himalaya” cit. H.H.Mamani), dall’Himalaya ha traslato il suo potere, come un serpente energetico, in Sud America, dove Cile e Perù sono ora il nuovo centro kundalini della terra.

 La tua arte è viscerale, ha radici profonde nelle culture ancestrali, come le hai scoperte?

Sin da giovane mi appassionavo di letture “articolate”, come religione, filosofia e teosofia, antropologia, storia, esoterismo e, soprattutto, erano alcuni autori visionari che mi coinvolgevano a tal punto da immaginare un mondo invisibile ma possibile, H.P Blavatsky o Zecharia Sitchin o Sir Aurobindo ad esempio. Durante gli anni dell‘accademia, ho iniziato a prendere appunti su tutti i testi del genere che leggevo e cominciai a fare mappe mentali e collegamenti scritti tra le diverse culture, popoli e arti, finché capii che la nostra storia è connessa da un misterioso filo rosso che accomuna “elementi costanti” in diverse forme o in scritture antiche, le quali si accomunano a loro volta, nel loro intrinseco significato o simbolismo, in un unico ceppo discendente, come a dire che nel nostro passato esisteva un linguaggio universale. Questa ricerca, oggi, mi sta portando a capire che il nostro passato non è stato lineare (in tempo), soprattutto la lettura di questi documenti testimonia anche cosa dovremmo aspettarci dal nostro futuro e come dovremo reagire alla nostra rapida evoluzione dopo il grande Pachacuti (“Hautun Pachacuty”, un cambio di era di ciclo, un evento straordinario in quanto si verifica solo ogni 12.000 e solo due volte durante la grande era di 24.000 anni), verso quel “nuovo modo”, che non è più la terra ma l’universo. Un altro elemento non meno importante del mio lavoro sono i miei sogni.

Stai parlando della conquista dell’universo? Comunque parlaci del tuo lavoro, in concreto, da un punto di vista progettuale e artigianale.

Parlo dell’universo perché noi siamo proiettati verso una conoscenza superiore e questa energia ci arriva appunto dall’universo. Il mio lavoro artistico inizia sempre con la fine di una nuova ricerca, ogni qualvolta io abbia la necessità di dare un ordine alle mie conoscenze, elaboro un progetto, per questo spesso lavoro a più progetti contemporaneamente. In questa mostra espongo due progetti complementari, tutti e due parlano di Sacro e Magico. La dimensione del sacro, è la bianca visione di esseri e apparizioni che si muovono in uno spazio sacrale ma che in forma pensiero arrivano a noi ed cosi che li ho visualizzati. Il mondo magico è quello del mondo terreno legato alla natura e a gli spiriti che la animano, dove il feticcio e il rituale è la dimensione magica della stessa. I lavori sono 16 opere fotografiche, grafiche e materiche. Utilizzo il fuoco e la cera sulla carta perché per me è la materia che diventa viva e dà tatto all’immagine, altrimenti fredda. Gli allestimenti sono realizzati con corde e nodi, fili di cotone e crani di animali. Sono oggetti ispirati al mondo rituale che nella loro tradizionale funzione collegano l‘umano al divino.

Maschere… noto che ciclicamente compaiono nel mondo dell’arte, quasi come se gli artisti si mettessero d’accordo. Le tue come nascono?

Riconosco che il tempo è arte, quindi non mi stupisco che gli artisti siano connessi da un’onda di intuizione che “viene dall’alto”, pertanto le opere hanno una visione in comune, o, meglio ancora, un messaggio da inviare al mondo. Le mie maschere nascono dalla necessità di “essere primitivi”, di ritornare alla cultura tribale, in un mondo dove ora madre-natura ha bisogno di guerrieri e sciamani che possano ancora evocare il legame antico tra uomo e natura e ristabilire un equilibrio armonico. Le mie maschere sono come spiriti elementari, incarnati in figure antropomorfe, che emergono dal mondo naturale e come è dato in natura, la loro potenza è terribile o magnifica. Mi sono ispirata molto agli spiriti guardiani della terra, di tradizione andina, come ad esempio gli Apukuna o gli Aukikuna, spiriti della montagna alta e bassa, o come Wiraqucha lo spirito femminile o acqua sacra.

La mostra è in occasione del festivalfilosofia di Modena, il cui tema è la Gloria. Come e quando ti senti gloriosa?

Ah, la gloria! Mi sento gloriosa di vivere un grande cambiamento epocale dove il libero arbitrio di ogni individuo si sta focalizzando verso un destino comune. Sono in gloria se mi sento partecipe di questo cambiamento annunciato già da scienziati e profeti dove tutti convergono in un parere molto chiaro, Dio è tutto e noi siamo Dio: Dio è l’Uni-verso e noi le particelle di vita che si muovono in questa grande rivoluzione temporale.

Che responsabilità pensi di avere come artista nei riguardi del resto delle persone? e nei riguardi dei bambini, che sono il nostro futuro?

Io sono bambina e i bambini di adesso sono già adulti. Saranno loro i Maestri della nostra generazione, l’avvenire della sesta razza. Loro sono il futuro, noi siamo in trapasso, pertanto la nostra responsabilità è quella di accogliere i loro messaggi, come una nuova bibbia, dove l’energia è colore e il verbo è la geometria sacra. La nostra responsabilità ora è di mantenere la nostra terra in equilibrio con la natura e comprendere, con alte vibrazioni, il loro messaggio universale che sanerà l’umanità e la terra in uno stadio più evoluto, di pace e amore, di tecnologia e arte. Come artista mi pongo l’obiettivo di canalizzare questo cambiamento e di poter trasmettere alle persone una luce di consapevolezza interiore, di accettare e comprendere che noi siamo già Uni-verso.

Fernanda Veròn nata nel 1978 è un’ artista Argentina. Il suo percorso formativo e stilistico, trova la sua maturazione durante gli studi in Accademia a Roma, dove sperimenta la fotografia analogica e digitale. Le sue immagini sono frutto di quel lontano “surrealismo magico”, visionaria e suggestiva: la sua poetica pittorica sfuma nella fotografia contemporanea, come in un dipinto classico, nei colori e nelle sue immagini. Fernanda Veròn è al decimo anno di attività artistica, vive e lavora a Roma.

_Fauna_Veron

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